SPACCAPISTONI (2024)

  • Winner of Fieri exhibition grant

Il progetto si presenta come un finto reportage fotografico che indaga la condizione del sottoproletariato androide. Attraverso il mix di foto d’archivio, scatti originali e Intelligenza Artificiale generativa si segue un percorso esplorativo di quel settore lavorativo non regolamentato, che muta quotidianamente e che spesso si colloca al margine della società.

Vediamo babysitter, banconisti, addetti alle pulizie rappresentati da androidi, qualcosa di altro rispetto all’umano.

L’obiettivo è suscitare un sentimento perturbante nell’occhio del pubblico, evidenziando le differenze tra i due popoli a contatto ma non sullo stesso livello. In questo modo il migrante si fa androide e viene trasportato in una realtà alternativa dove, nonostante il precoce sviluppo tecnologico, rimane il problema dell’integrazione.

Il racconto attraverso l’uso del bianco e nero si chiude con un glitch digitale. L’impossibile abbraccio tra essere umano e androide non riesce a essere elaborato dalla macchina: ciò che ne esce è un’immagine scomposta in migliaia di colori.